Omicidio a Catania, il presidente del consiglio comunale: "Fiducia nelle forze dell'ordine"
Un problema di sicurezza, quello in città, che il senato cittadino intende affrontare di petto.
“Il consiglio comunale di Catania non ha alcuna intenzione di arrestare la propria attività amministrativa, anzi conferma di essere pronto a sostenere ogni iniziativa utile, seria e costruttiva per sostenere legalità assoluta e sicurezza in città”.
Il presidente del consiglio comunale etneo, Sebastiano Anastasi, torna sui i fatti di sangue di sabato scorso che hanno visto consumarsi un omicidio in pieno centro, in corso Sicilia, al culmine di una settimana caratterizzata da violenza e sparatorie.
Un problema di sicurezza che il senato cittadino intende affrontare di petto – nel rispetto delle competenze – sempre con il senso di responsabilità che ne ha caratterizzato l'azione fino a ora.
Queste, in sostanza, le parole del presidente del consiglio comunale di Catania, Sebastiano Anastasi. Che assicura il massimo rispetto istituzionale e democratico, la piena collaborazione e il sostegno verso la Procura e delle forze dell’ordine.
“Pur nella naturale differenza di vedute e di posizioni politiche . Sostiene Anastasi - nessuna forza politica presente in aula mi risulta abbia mai scelto la via dell’ostruzionismo, mostrando sempre apertura al dialogo e serrato confronto, magari duro ma pur sempre costruttivo nell’ insieme.
E a tutti quelli che hanno chiesto la sospensione dei lavori d'aula per protesta contro le condizioni in cui sembra precipitata la città, Anastasi risponde: sarebbe un segnale orribile, inutile, dannoso, grave. Peraltro, nelle prossime sedute, già calendarizzate da tempo, si tratteranno tra l altro importanti ordini del giorno che concorrono al recupero di marginalità sociali e di maggiori tutele.
Resta l'urgenza di affrontare – a Catania come a Palermo – la questione sicurezza. L'aumento innegabile degli atti di violenza che portano con sé la sensazione di paura.
Una condizione che non deve diventare campo di battaglia per accuse e scontri politici di cui, francamente, adesso non si sente l'esigenza, ma al contrario, occorre fare quadrato di fronte una deriva che rischia di diventare inarrestabile e riportare la città indietro di 50 anni.
La deriva civica è collettiva ed è responsabilità di tutti ostacolarla.



